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 Una minoranza privilegiata.

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AutoreMessaggio
Sven Hassel
Generale
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Località (indirizzo completo) : Canzo
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MessaggioOggetto: Una minoranza privilegiata.   Sab 19 Feb 2011 - 15:24

Una minoranza privilegiata.

Credo siano in poche a sapere che i praticanti dell’arte modellistica in Italia sono una percentuale inferiore rispetto all’estero e questo non fosse stato che una grande notizia risaputa in troppi settori della nostra cultura.
Già perchè di cultura si tratta, che poi è un sapere alla portata di chiunque senta delle curiosità verso il conoscere.
Il fermodellismo, vale a dire i treni inseriti in laboriosi diorami d’ambientazione è conosciuto e praticato da pochissime associazioni, lo stesso vale sul navale a vela oppure RCIZZATO sostenuto da un nucleo limitato di appassionati.
Le manifestazioni nazionali portano i dati certi sul numero esistente come partecipazioni concentrate sull’evento nel dare l’impressione di un’italietta attiva e forte in attività di tempo libero espanse in gran numero, ma non è così per degli addetti ai lavori ben sapendo che a fatica si raggruppano i soli associati che occupando gli spazi assegnati i visitatori sono portati a credere che oltre a questi ne esista un numero superiore in Italia. Le fiere chiamano sempre gli stessi e chi li conosce da anni non ne vede altri in crescita, il modellismo in se è fonte di cultura, di sapere e conoscenza e non bastano gli acquisti per farne la diffusione di massa e neppure immaginare che il modellismo è un gioco, se lo fosse non parleremo di nicchie specialistiche come chi pratica gli elicotteri o i sommergibili, portare in aria un aereo è un passo avanti su chi usa mezzi su terra, ma la costruzione prototipato di un aereo è un’altra vetta del conoscere riservata a pochissimi.
Il caro armato RCIZZATO è conosciuto da trentanni come nicchia d’importazione e solo da pochi anni si è fatto conoscere grazie alle iniziative che lo hanno portato sulle piazze a contatto con il pubblico, altrimenti è stato visto come un isolato fenomeno da evitare e perché?
L’Italia non l’ha inserito nella cultura storica, ha evitato l’argomento storico sull’ultimo conflitto, si è vergognata politicamente ordinando la dimenticanza e questo ha fatto nascere nelle generazioni successivi l’ignoranza culturale che vede il carro armato un giocattolo radio comandato più adatto per bambini che per il resto umano. Lo stesso adulto ha dei blocchi osservando un carro armato ed è dovuto ad una diffidenza intima, forse repressa da paure inconsce debellabili solo distinguendo la realtà dalle fantasie. Un oggetto di 40cm di lunghezza mosso a distanza da un telecomando non è soltanto uno spauracchio sinistro in cui cercare l’identità differente da quel che rappresenta, eppure la prova di questo prodotto per pochissimi appassionati lo si trova sul limitatissimo numero di estimatori nazionali quasi inesistenti.
La branca solo apparentemente più diffusa è il modello motorizzato, anche questo se si calcola sulla percentuale demografica italica fa sorridere e non supera il migliaio di appassionati.
I dinamicizzati commerciali fanno breccia tra i regali per bambini senza entrare tra i modelli con caratteristiche a parte, sono veri e propri giocattoli passatempo e nient’altro.
Se vogliamo il “trenino” è la branca antica sul dinamico elettrificato insieme a pochi esempi di veicoli filoguidati come gli stessi carri armati degli anni 60/70 o macchinine alimentate a batterie oppure a dispositivi a molla capaci di sterzare con soffietti di gomma mediante “perette da comprimere”. Il fermodellismo impegna delle risorse di conoscenza lontanissime dal trenino per giocare. I camion da tirare con la cordicella hanno affascinato e portato l’invidia sul fortunato possessore sulle generazioni del 50. Oggi i camion, anch’essi oggetti importati da decenni solo di recente si sono affacciati timidamente sull’interesse modellistico offrendo un panorama in espansione seppur ridotto anch’essi a numeri molto contenuti e direi che a farla da padrone con il modellismo è il figurino statico derivato dal soldatino di piombo, dagli stampati dell’Atlantic per arrivare al militare statico in scale minori arrivato dal Giappone.
Per decenni lo statico in scala 1.35 è rimasto isolato nelle mani del silenzioso cultore quasi nascosto vergognato come pratica infantile, un modo per giocare da grande e criticato da adulti.
Vita dura soggettata sempre da una sottile e persistente ignoranza culturale che neppure oggi trova aperture mentali da essere considerata in certi casi dell’arte pura.
Dire due parole sui costi che taluni ritengono onerosi si potrebbero paragonare ad altri campi dove regnano il superfluo e non le necessità primarie in cui potenti supporti d’immagine portano i costi “hobbistici” a cifre da capogiro … come la motocicletta usata come tempo libero … il possesso di un cavallo … un imbarcazione attraccata 11 mesi all’anno … la bicicletta in carbonio … l’automobile ultimo grido … sciocchezze dettate da modelli culturali, entrati nell’ordine quotidiano come, il possedere un telefonino multifunzioni da usare come “navigatore cittadino camminando” … vere cretinate indotte da una forma di sapere e dove non esiste un sapere il buio regna creando delle diffidenze. Chi non sa tende a respingere ogni innovazione e l’arte modellistica è vista come del perditempo costoso, un modo eccentrico per farsi notare, l’esibire il bambino che cè in te … un ridicolo modo di porsi.
Possiamo renderci conto onestamente in una necessaria autocritica che assumiamo modelli di comportamenti assurdi? Vogliamo ammettere di associare senza tante riflessioni dei mondi paralleli senza neppure esitare in certe scelte?
Questa l’ho presa dal modellismo …”il modellismo non sono parole ma fatti” … però va a pennello con tutto il resto. Troppo è usato per giustificare l’asino come il somaro, animali pazienti con pochi ragli e tanto lavoro da fare, animali indispensabili e apprezzati per non parlare, al contrario di egocentrici individui che entrano in un sociale a gomitate da ultimi in cerca di dimostrare d’essere i primi per autocelebrazioni.
Se a qualcuno gli pare di far parte di migliaia di individui perditempo per scelta, dediti ad un qualsiasi hobby seguito da milioni d’italiani, ora sa di fare parte di una nicchia di persone culturalmente portate verso delle attitudini non comuni e riservate a poche centinaia di appassionati … un dato certo lo posso dare sui carri armati.
Non oltre un numero di 50 attivi su meno di 150 possessori di carri RCIZZATI.
Su 65 milioni di italiani contano meno di niente e vantarsene direi meno ancora.
La percentuale sui camion è di poco superiore.
I “trenisti” la fanno da padroni persino commercialmente, un plastico ingoia una marea di locomotive, carrozze al seguito e moltissimo materiale di complemento.
I motorizzati “scoppiettari” sono secondi per volumi commerciali e terzi per diffusione. Secondi per eccellenza gli statici in 1.35 insieme ai figurini in varie scale.
Aerei ed elicotteri per diffusione decennali con il navale dinamico sono inferiori al navale statico.
Da ultimi arrivati sono gli MMT (nicchia riservatissima per via dei costi alti) la conta si assommerebbe a non oltre i 35/40 unità.
Questo panorama nazionale se confrontato con altre nazioni ci porta ad essere l’ultimo gradino sulla rappresentazione modellistica-culturale dovuta alla lunga ignoranza o crescita sul sapere patita dall’italiota medio e capita a malapena dall’intelligenza media in grado di comprendere e saper distinguere tra una specie di giocattolo ed il farne un uso completamente diverso.
Il gioco con qualsiasi oggetto-soggetto inerte, statico o dinamicizzato (senza un contorno modellistico nel quale inserirlo) NON è modellismo, ma solo soggettivamente un modo per divertirsi o di esibire un desiderio. Questa pratica espone sul ridicolo o su noti piedestalli molte figure (conosciute forzatamente in un numero ridottissimo) che soltanto per un privilegio culturale sono in grado di portare una continuità certa sul futuro.

Il Giornale ringrazia.



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